Sento che per molti di noi è arrivato il momento di definirci o ri-definirci; che abbiamo continuato a guardarci e riconoscerci per quello che eravamo e non per quello che siamo oggi.
 
Credo che questo sforzo di guardarsi di nuovo dentro, di andare verso il nucleo più profondo del nostro "essere individuale" sia uno dei lavori più belli che si possano compiere. Non darsi per scontati, non ritenersi già conosciuti, neppure da noi stessi.
 
Nel nostro centro si trova il senso della nostra vita individuale e lì lo troveremo. Inutile cercare fuori perché non è lì. Quando impareremo ad ascoltarlo ci parlerà in forma di intuizioni, a volte sorprendenti. Rispettando le sue parole creeremo il nostro cammino, unico, partendo dal nostro nucleo e percorrendolo nel mondo.
 
Questo percorso si trova in relazione al "coraggio di esistere" come dice Tillich.

Camminare con consapevolezza non evita il comparire della sofferenza, ma ho visto che, come parte del processo di "vivere nascendo", questa ha un diverso significato e viene assimilata e trasformata più facilmente di quando ci troviamo lontani dalla nostra vera natura.
 
Mentre procediamo nel nostro cammino “dandoci forma”, a volte sentiremo echi di qualcosa di più profondo, più aperto e libero: è l’Essere che siamo, oltre il tempo e lo spazio. Sempre ci parlerà di libertà, di vivere senza paura di perdere, di amare il presente. Avremo una nuova opportunità, ancora più profonda: quella di “ubbidire all’Essere”, come dice Heidegger. Lì, in quello spazio di libertà, siamo tutti uguali, un’unica ricerca e un unico “incontro”: quello con la nostra Presenza ampia e silenziosa.
 
Ogni volta che abbiamo il coraggio di ascoltarci e di “tirare fuori ciò che di importante è nascosto dentro”, come dice Maslow, viviamo guidati dalla legge della nostra verità. Daremo progressivamente forma alle nostre inclinazioni più autentiche, quelle non acquisite dal mondo esterno, realizzando così il sacro compito di permettere che la nostra essenza traspaia nella nostra esistenza. Questa trasparenza produce una soddisfazione profonda che non ha a che fare con il successo esterno. A volte possono coincidere, a volte no, e quando non coincidono, questo non ci fa soffrire, o ci fa soffrire di meno. L’appagamento viene da dentro.
 
Vivere ri-creandoci ha questi due significati: creare e gioire. Esattamente questo: ri-crearci.
Per questo la ri-definizione di noi stessi che propongo non è qualcosa di statico ma tutto il contrario. È avere il coraggio e l’amore per se stessi, di vivere nell’istante, vedendosi e ri-definendosi continuamente, dato che non siamo qualcosa di predefinito ma piuttosto un fiume che scorre, il famoso
panta rei di Eraclito.
 
Vivere così ci avvicina a una nuova pienezza, a realizzare l’intimo significato del proprio essere, “ a diventare ciò che siamo”, in un costante divenire che di statico non ha nulla. In quel movimento che siamo, in quella vita, in quella impermanenza, si trova la bellezza.
 
Consentiamoci questa ri-creazione; anche quando le situazioni esterne sono difficili, avremo sempre la possibilità di un atto, di un gesto, una parola per esprimere la nostra vera natura.
 
Fare insieme questo percorso e vivere il profondo incontro con noi stessi dà il significato più ampio al nostro “essere umani”; una gioia che forse non può essere paragonata a nessun’altra.